[back] 01.10.2001 - dirdemdi.org
Democrazia diretta vuol dire partecipazione
Incontri sul tema a Brunico e a Merano.
Il
2 ottobre nella Casa Michael Pacher a Brunico alle ore 20
e il
3 ottobre nella Sala Civica di Merano alle ore 19.30
avranno luogo incontri sul tema:
Democrazia diretta vuol dire partecipazione
La delibera civica: uno strumento da conoscere, il suo significato, il suo valore e le regole per la sua applicazione
Sulla base di contributi di esperti in materia le cittadine e i cittadini avranno modo di informarsi ampiamente sullo strumento e di discutere su du esso
Prof. Kirchgässner, St. Gallen (CH):La democrazia diretta favorisce il benessere e la soddisfazione
Thomas Mayer, Mehr Demokratie e.V., Germania: Quando sono le cittadine stesse e i cittadini stessi a
introdurre la delibera civica
Giuseppe Avolio, Accademia Europea Bolzano:La democrazia diretta nel sistema locale di governo
Le manifestazioni sono organizzate da
Initiativa per più democrazia a Brunico in collaborazione con il KVW della Comunità comprensoriale Val Pusteria e a Merano con La Fabbrica del Tempo
Sono sostenute da
Abteilung für deutsche Kultur des Landesamtes für Weiterbildung e dalla Ripartizione Cultura italiana - Ufficio Educazione permanente nonché
a Merano dall'Assessorato all'Ambiente e dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Bolzano e
a Brunico dal Comitato sociale Brunico e Comitato sociale comprensoriale Val Pusteria
Note sul tema delle manifestazioni
Quando le cittadine e i cittadini vogliono decidere, è loro diritto di farlo. È un diritto che nel frattempo è stato scritto negli Statuti comunali e, a livello provinciale, nel nuovo Statuto di autonomia del febbraio 2001. Ma sono in pochi ancora a essere a conoscenza di questo diritto e quasi nessuno si chiede se sia anche applicabile oppure ostacolato da regolamenti proibitivi.
E dire che si tratta nientemeno che di uno dei due diritti fondamentali - "il diritto al voto elettorale e il voto referendario"- attraverso i quali le cittadine e i cittadini possono esercitare la propria sovranità. Il primo, il voto referendario, viene esercitato secondo le regole della democrazia diretta, il secondo, il voto elettorale, in base a quelle della democrazia indiretta o rappresentativa. Queste regole sono indispensabili per l'esercizio dei citati diritti. Se man-cano totalmente o parzialmente, il diritto democratico non vale la carta su cui sta scritto. Se si tratta di regole che ne ostacolano l'esercizio, le cittadine e i cittadini non ne fanno uso oppure lasciano perdere dopo le prime deludenti esperienze.
Già dal 1995 le cittadine e i cittadini di tutti i comuni dell'Alto Adige dovrebbero poter votare su quasi tutto quello che compete al rispettivo Consiglio comunale. Nella maggior parte dei comuni, purtroppo, quanto detto non è ancora possibile per il semplice motivo che le amministrazioni comunali non hanno tuttora stabilito le relative norme procedurali. Nei pochi comuni in cui sono state emanate esse rendono l'applicabilità del diritto referendario alquanto difficoltosa. Il Comune di Merano ne è un triste esempio attuale. Nella maggior parte dei comuni il numero di sostenitori necessario per una iniziativa civica è pari al doppio di quello richiesto nei comuni della Svizzera e della Baviera. Inoltre il sostegno mediante sottoscrizione viene ulteriormente e inutilmente ostacolato con l'obbligo di autenticazione da parte di un pubblico funzionario. In nessun comune c'è la garanzia che le cittadine e i cittadini non vengano messi di fronte a fatti compiuti prima che venga effettuato il referendum. Tantomeno le amministrazioni comunali hanno previsto un'informazione obiettiva come presupposto fondamentale per una decisione responsabile e competente da parte dei cittadini, per esempio mediante un opuscolo informativo inviato a tutte le famiglie. Molte amministrazioni si riservano la possibilità di non doversi attenere all'esito della votazione referendaria nel caso in cui temano un danno motivabile per il comune, per esempio nel caso che siano già stati spesi soldi per perizie e progettazioni. Non per ultimo, in tutti i comuni una delibera civica è valida solo quando più della metà degli aventi diritto al voto si è recata alle urne. Diventano così decisivi, usando lo strumento partecipativo, la non-partecipazione e il boicottaggio di ogni forma di discussione sull'argomento, mentre viene privata, a chi non vuole esprimersi, la possibilità di astenersi dal voto (prevedendo un quorum di partecipazione, l'astensione rischia di diventare un voto a favore degli oppositori). Purtroppo la realtà odierna è questa: il diritto di voto referendario dei cittadini a livello comunale è reso quasi inutilizzabile perché ostacolato e limitato in tutti i sensi - non meravigliamoci allora se quasi nessuno lo esercita e se la voce della sua esistenza sta diffondendosi molto lentamente.
A livello provinciale recentemente si è verificato precisamente quanto in precedenza avvenuto a livello comunale: i consigli comunali, a suo tempo, ottennero con legge regionale la competenza di prevedere e regolamentare essi stessi i diritti di voto referendario. Ora anche al Consiglio provinciale, grazie alla riforma dello Statuto di autonomia, è stata trasferita, non voluta e del tutto inattesa, la stessa competenza. Cosa il Consiglio provinciale ne farà di questa nuova competenza, non è ancora chiaro.
Per questo motivo sarà opportuno che le cittadine e i cittadini stessi veglino sull'applicazione di questa nuova competenza del Consiglio provinciale affinché la votazione popolare, prezioso strumento di democrazia diretta, venga regolamentata in modo che possa essere usata senza impedimenti. Il nuovo Statuto di autonomia dà per la prima volta alle cittadine e ai cittadini questo diritto e mette a loro disposizione lo strumento adatto.
Le manifestazioni hanno lo scopo di rendere le cittadine e i cittadini consapevoli di questo strumento e di formarsi un?opinione sulle regole appropriate di tale diritto democratico al fine di poter rivendicarle in modo fondato
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