Perché questa iniziativa popolare?

  • La soglia di 13.000 firme (= 3,2% degli aventi diritto al voto) è troppo alta. Può essere superabile, quando si tratta di temi pubblicamente molto sentiti, non però per temi nuovi, che giustamente per questo motivo devono essere meno importanti. Il solo numero di firme veramente giustificabile per poter lanciare un'iniziativa popolare, si aggira intorno al 2%. Esso corrisponde al numero massimo di voti che un candidato alle elezioni al Consiglio provinciale deve ottenere per essere eletto e poter portare a votazione disegni di legge in Consiglio. La soglia del 2% si è affermata laddove la democrazia diretta è ben applicabile e viene praticata efficacemente: in Svizzera, ma anche in Italia a livello statale, dove però ci sono altre limitazioni che ostacolano l'applicabilità. In questo senso lo Statuto di autonomia (e con ciò costituzionalmente) definisce una soglia del 2% (ca. 8.000) per il referendum confermativo su leggi fondamentali che riguardano i diritti politici. Corrispondentemente a questo, nel processo partecipativo, che portò alla legge per la democrazia diretta in vigore (22/2018), era stata definita la soglia di 8.000 firme. Fu in seguito la maggiornaza al potere a innalzarla nuovamente a 13.000 nella ratifica in Consiglio provinciale.

  • Le condizioni per la raccolta delle firme, che prevedono l'autenticazione delle firme, sono un ostacolo ingiustificato. Si tratta essenzialmente di rappresentanti politici e funzionari provinciali e comunali che possono essere incaricati dal presidente della Giunta provinciale e dai sindaci. Le persone autorizzate all'autenticazione espletano questa attività volontariamente e durante il loro tempo libero. La raccolta di firme in ambiente pubblico dipende dalla disponibilità di tali persone. L'esperienza ha dimostrato che, per questo motivo, nel territorio rurale è quasi impossibile e nelle città difficile raccolgiere firme in luoghi che non siano i rispettivi municipi. La Commissione dei diritti umani dell'ONU, nel novembre 2019, ha condannato l'Italia a eliminare le contestate restrizioni che ostacolano la raccolta firme a sostegno dei referendum. In Alto Adige valgono peraltro le stesse regole valide a livello statale. Con l'attuale legge provinciale, la situazione in Alto Adige è ulteriormente aggravata dal fatto che, contrariamente al principio territoriale valido in Italia, i funzionari comunali altoatesini possono vidimare solo le firme delle cittadine e dei cittadini del proprio comune. Inoltre, in base a un parere dell'avvocatura della Provincia, contrariamente alla pratica valida da decenni devono poter essere incaricati dal presidente della Giunta provinciale esclusivamente funzionari dell'amministrazione provinciale e non funzionari in genere secondo la definizione riportata nell'art. 8 della legge provinciale 22/2018, vale a dire, non più ad esempio insegnanti e personale sanitario. Per questo motivo la proposta dell'iniziativa popolare prevede che una persona iscritta nella lista elettorale del comune, in seguito alla propria richiesta e provvista dell'incarico da parte dei rappresentanti del comitato dei promotori, venga incaricata entro 3 giorni dal sindaco a effettuare la vidimazione delle firme.

  • Dal 2012 in tutti i paesi della UE le iniziative civiche europee possono essere sostenute anche per mezzo della raccolta firme elettronica. Come negli altri paesi, anche l'Italia ha emanato una propria regolamentazione in merito. Anche il disegno di legge provinciale 107/2011, presentato da membri del gruppo consiliare SVP e approvato dal Consiglio provinciale, ma respinto con referendum perché contenente altre regolamentazioni restrittive ai referendum, aveva previsto la raccolta firme elettronica nell'art. 10 paragrafo 3. La raccolta firme elettronica è un'agevolazione per tutti quelli che intendono sostenere un referendum. Con la sua introduzione si tiene conto del fatto che, non dev'essere la difficoltà del sostegno a determinare la misura del sostegno, bensì l'effettiva approvazione o disapprovazione. Qualsiasi collegamento della soglia del numero di firme alle modalità di raccolta - „modalità agevolanti richiedono soglie più alte“ - è da respingere. La dichiarazione di sostegno deve essere configurata il più accomodante possibile. Questo lo si realizza con la rivendicata eliminazione di tutte le ostacolazioni e restrizioni, rivendicata niente meno che da istanze come la Commissione dei diritti umani dell'ONU, ma anche con l'introduzione della raccolta firme elettronica.

 

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