EUROPA: comunità sussidiaria solidale di regioni autonome, con cittadini autodeterminati e responsabili

Poter vivere in modo autodeterminato, responsabile e consapevole è uno dei più alti valori umani; sta a fondamento della democrazia, dello stato di diritto e della tutela delle minoranze. Vogliamo veder realizzati questi valori come base per la convivenza in Europa a tutti i livelli. Pertanto bisogna lasciarsi dietro ogni forma di dominio in cui le decisioni non si basano su un consenso fra i cittadini, e in cui i cittadini non hanno adeguate possibilità di comunicare, dibattere e deliberare liberamente su cosa perseguire o evitare.

Questi valori, noi non li vediamo realizzati e nemmeno veramente perseguiti negli attuali Stati dell’Unione Europea, che in realtà furono creati solo a fini di potere e hanno ormai esaurito la propria ragion d’essere. Al contrario l’Europa è la speranza di una comunità libera e pluralistica che persegue la convivenza,

riconosce le differenze, e supera esclusione e concorrenza fra le nazioni. Ma l’Europa come Unione Europea è ancora legata alla politica di potere degli Stati membri e delle loro élite politiche. In assenza di un ordinamento veramente democratico queste élite, senza alcun controllo né dovere di legittimazione, perseguono gl’interessi delle banche e dei grandi poteri economici. Così certi gruppi si arricchiscono smisuratamente, dominano popoli interi, asserviscono la vita dei cittadini e tolgono la dignità a milioni di essi in tutto il continente.

Non ci potrà allora stupire che le persone cerchino di liberarsi da questa situazione di sottomissione, di preclusione di dignità politica nonché di sfruttamento economico aspirando a entità territoriali più piccole, più controllabili e meglio gestibili. Queste aspirazioni diventano tendenze secessionistiche solo nel momento in cui i poteri che occupano le istituzioni statali si contrappongono all’autodeterminazione locale. Le nazioni si manifestano in questo modo come blocchi di potere politico ed economico che difendono anche con la forza il proprio potere, che si misura sull’entità della popolazione, sulla produttività e sul territorio utilizzabile.

È ora che l’Europa diventi un’unità e un’identità nella diversità, e dia quella sicurezza che scaturisce dall’autodeterminazione delle cittadine e cittadini. In quanto esseri pensanti, noi esseri umani siamo la forma più complessa immaginabile della materia, e perciò siamo il culmine dell’evoluzione. Ma allora non dobbiamo temere la diversità e la complessità. Esse sono la ricchezza che ci mette in grado di crescere, a condizione di avere una base certa e sicura. Questa base l’avremo se potremo vivere in modo autodeterminato e responsabile. Sicuramente ciò è meglio realizzabile in entità territoriali più piccole degli attuali Stati nazionali. Questo processo dovrebbe iniziare con la possibilità per i cittadini di autodeterminare, con strumenti di democrazia diretta, le proprie condizioni di vita a livello locale.

L’Europa va allora pensata come un’unione, organizzata in modo sussidiario e solidale, di un crescente numero di regioni totalmente autonome. A differenza degli Stati nazionali l’Europa in questo modo sarebbe un’unità voluta, desiderata, che garantisce e valorizza le specificità. L’unificazione di queste diversità dovrà avvenire con una Costituzione che stabilisca i diritti umani e civici, le libertà politiche e personali, i diritti e doveri sociali, le responsabilità del singolo e dell’autoorganizzazione; una Costituzione che vincoli tutte le componenti, per garantire l’autodeterminazione dei cittadini in ogni questione per essi importante.

L’Europa ha al suo centro geografico un Paese che riconosce e valorizza le sue diversità di lingue, religioni e cultura in Cantoni totalmente autonomi, ognuno con una propria Costituzione, che si sono volontariamente uniti in confederazione. In essi, cittadini e cittadine esercitano in misura difficilmente superabile l’autodeterminazione a tutti i livelli. A differenza dei loro vicini negli Stati tutt’intorno, gli svizzeri possono sentirsi effettivamente sovrani. È bene considerare la Confederazione Elvetica come esempio vivo per l’Europa da costruire. Essa infatti è a livello mondiale un singolare caso di architettura politica per una libera comunità e un continuo accordarsi delle differenze. Noi auspichiamo la realizzazione di un’Europa come un’unica grande federazione di regioni, organizzata in modo solidale e sussidiario. Questa ci sembra la cornice e la base adatta per cittadini che vogliano autodeterminarsi democraticamente. E che in tal modo si sentirebbero, e sarebbero, effettivamente responsabili delle condizioni in cui scelgono di vivere.

Il memorandum è stato scritto da Stephan Lausch sulla base del dibattito su “Secessione o Europa?” svoltosi il 17 maggio 2014 alla Ca’ de Bezzi, Bolzano, al quale hanno partecipato:
Christine Baumgartner, Gregor Beikircher, Thomas Benedikter, Karl Berger, Simon Constantini, Erwin Demichiel, Gertrud Dissertori, Marlene Filippi, Teresa Fortini, Dagmar Gnieser, Christina Herz, Klaus Griesser, Paul Köllensperger, Benno Kusstatscher, Sepp Kusstatscher, Bernd Karner, Stephan Lausch, Michele Lonardi, Ivo Passler, Andreas Pöder, Roberto Pompermaier, Erika Rinner, Christian Troger, Thomas und Anita Vaglietti, Claudio Vedovelli, Otto von Aufschnaiter, Alma Zanfrà, Bernhard Zimmerhofer.

Bolzano 18 maggio 2014

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