Osservazione domanda 17

Pensiamo che sia giustificato domandarci se sia corretto che rappresentanti eletti che una parte considerevole degli aventi diritto al voto non ha voluto votare occupino tutti i seggi di rappresentanza nell'assemblea parlamentare. Certo, si può dire che chi non va a votare dovrebbe sapere che poi sarà pur sempre rappresentato da coloro che altri avranno scelto. Se però si tiene conto del fatto che per molti dei nonvotanti semplicemente è mancata una possibilità di scelta, che forse molti non sono d'accordo con il modo in cui viene praticata la politica e in cui viene esercitata la democrazia, e soprattutto pensando alle ripercussioni sulla democrazia stessa, non ci sembra molto ragionevole e utile lasciare la politica in mano esclusivamente a coloro che non sono stati ritenuti eleggibili da una parte degli aventi diritto al voto che sta quasi superando il partito più votato. Il pericolo è grande, e conferma ne è la sempre maggiore astensione dal voto, che venga ulteriormente perseguita proprio tale politica che ha portato a una partecipazione a ribasso. Si impone dunque la domanda come potrà essere spezzato questo circolo vizioso.
È alquanto interessante e stimolante venire a conoscenza del fatto che, sulla base di esperienze politiche simili ma sotto condizioni culturali molto differenti, in luoghi diversi si inizia a discutere un'idea che si è dimostrata vincente sia all'inizio della storia della democrazia che ai nostri giorni, sotto forma di determinati metodi partecipativi per la soluzione di problemi. Parliamo della selezione di persone rappresentanti la collettività (e tale è anche l'elezione come la conosciamo) secondo l'estrazione a sorte. Alla base di entrambi troviamo il principio che dichiara investibile di un mandato tutti gli aventi diritto al voto: ovvero sia con il diritto di voto attivo, il quale considera ognuno/a capace di assumere e di esercitare un mandato, sia con l'estrazione a sorte, che attribuisce senza eccezione ad ognuno la volontà di eseguire responsabilmente il mandato nonché di esserne capace se gli vengono messi a disposizione le conoscenze e i mezzi necessari. Perciò Vi proponiamo come elemento di riflessione se non sarebbe opportuno e se non potrebbe generare effetti fruttuosi se una parte della rappresentanza parlamentare - in misura corrispondente alla percentuale di coloro che non si sono recati alle urne – consistesse in persone estratte a sorte tra gli aventi diritto al voto e che abbiano accettato l'incarico. Una tale prassi di occupazione dei seggi migliorerebbe indubbiamente la qualità della politica già per il fatto che ad ogni elezione i partiti e i loro candidati dovrebbero temere di occupare l'assemblea parlamentare in misura sempre minore.

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