Il nesso tra più democrazia e il pluralismo delle informazioni
Un argomento spesso e volentieri utilizzato contro la democrazia diretta è la lamentata mancanza di cultura democratica nella popolazione. Tale cultura esisterebbe p.e. in Svizzera, dove i cittadini avrebbero una maggiore responsabilità politica, ma non da noi. Allo stesso modo, anche la mancanza di un'informazione pluralistica o il fatto che essa sia minacciata vengono ora tirate in ballo criticamente rispetto alla richiesta di più democrazia o, in ogni caso, un'informazione libera e pluralistica è vista come una condizione per l'ampliamento della democrazia.
Con una maggiore influenza democratica dei cittadini, si teme che questa possa essere utilizzata da forze manipolative a causa della mancanza di una sufficiente pluralità e libertà di informazione e perciò non abbastanza equa.
Ciò solleva la domanda di come si possano realizzare questa cultura democratica e una maggiore pluralità informativa come condizioni per una democrazia più ampia e diretta.
Noi non abbiamo dubbi: con più democrazia. La democrazia permette di sviluppare quella cultura democratica e di rivendicare e utilizzare quella pluralità e diversità informativa che la rende possibile: attraverso la pratica democratica! Più diretta è, meglio è. Si impara a nuotare in acqua, non sulla terraferma. Una democrazia ridotta alla delega favorisce cittadini come spettatori e un atteggiamento passivo nei confronti di coloro che esercitano il potere politico. Una democrazia che punta seriamente sulla partecipazione e la codecisione dei cittadini e le promuove, li vede più impegnati e informati. Come potrebbe realizzarsi questa codecisione se non rendendola possibile e promuovendola in modo mirato? I tentativi in questo senso, senza nuove e più ampie possibilità di partecipazione diretta, rimangono ridotti a manifestazioni di volontà impotenti in occasione di manifestazioni o, in casi estremi, a sfoghi di violenza.
Una democrazia più ampia di quella a cui siamo abituati finora si realizza quando i cittadini partecipano al processo legislativo e viene loro richiesto e concesso di esercitare essi stessi un controllo sull'attività legislativa del parlamento. Ciò avviene con tutte le forme di partecipazione, che spaziano dal semplice diritto di petizione ai consigli dei cittadini estratti a sorte e alle piattaforme digitali su cui i cittadini possono presentare proposte e obiezioni, discuterne e votarle. Tutte queste forme sono forme di comunicazione tra i cittadini, ovvero di scambio di informazioni. Più questo scambio è intenso e diffuso, più variegato sarà lo spettro delle opinioni su ciò che si sta discutendo. In una dittatura prevale pubblicamente una sola opinione, in una democrazia puramente parlamentare prevarrà la posizione della maggioranza al governo, in una democrazia in cui il potere è nelle mani dei molti, probabilmente sarà una varietà di punti di vista a rendere giustizia alla situazione problematica. E come si può riscontrare nei consigli dei cittadini estratti a sorte, che riflettono bene questa diversità, è proprio nell'incontro tra le diversità che si trova la condizione per un accordo ampiamente condiviso, libero dal predominio di posizioni di potere.
Questa è anche la condizione per uno spettro informativo diversificato riflesso dai media.
Nessun mezzo di comunicazione potrà permettersi a lungo termine, ad esempio, di rappresentare posizioni e selezionare informazioni che si ritrovano ripetutamente in minoranza nelle votazioni. La maggioranza dei cittadini, dei lettori, degli ascoltatori e degli spettatori si sentirebbe ignorata da questi media e ne cercherebbe altri.
Se si punta sulla democrazia per garantire la diversità dell'informazione, l'unico “rischio” è quello di fidarsi della capacità delle persone di imparare a utilizzare queste possibilità in modo corretto e positivo. Ma questo è la sfida della democrazia in sé. Ed è bene tenere presente che, rispetto alle discussioni riguardanti questioni concrete, questa capacità di apprendimento e giudizio è incomparabilmente più richiesta quando è il momento che le persone scelgano i rappresentanti migliori e di riconoscere a distanza se qualcuno è sincero nelle sue promesse o se ha solo la particolare capacità di ingannare le persone.
E infine, non va dimenticata una cosa importante: con una democrazia più ampia, migliore, inclusiva, più diretta, partecipativa e quindi stimolante, cambia anche la rappresentanza politica. In essa potranno distinguersi e dimostrare le loro capacità quei rappresentanti che sono stimolati positivamente dalle aspettative e dalle esigenze che una democrazia ampliata e approfondita pone loro e che possono quindi dimostrare la loro capacità di dialogo, la loro capacità di vedere la diversità delle posizioni come un vantaggio. Essa mette quindi in moto un circolo virtuoso, opposto al circolo vizioso dell'esercizio autoritario del potere, che porta con sé anche la pluralità e l'uguaglianza dell'informazione.


