lettera aperta al Ministro Fraccaro

Attuare le raccomandazioni della Commissione di Venezia del Consiglio d'Europa!

Per la prima volta in Italia, e probabilmente esempio unico al mondo, è stato istituito un Ministero che ha il compito di assicurare in ugual modo il buon funzionamento dei procedimenti parlamentari e quelli di partecipazione dei cittadini. Ed è la prima volta in Italia che un contratto di governo prevede una riforma degli istituti di democrazia diretta che mira ad un effettivo ampliamento e ad un considerevole miglioramento dei diritti di partecipazione diretta dei cittadini.
Questo ha generato ovviamente una forte aspettativa dalla quale è scaturita una lettera redatta in collaborazione tra Iniziativa per più democrazia e l'organizzazione sorella "Più democrazia in Trentino", rivolta all'inizio dell'anno a Riccardo Fraccaro, Ministro per i Rapporti con il Parlamento e per la Democrazia Diretta. Nella lettera vengono espressi i concetti base per un buon funzionamento della partecipazione direttodemocratica e, in forma operativa, le misure atte a realizzare una buona prassi di partecipazione democratica. Questi i macro-capitoli evidenziati nella nostra lettera:

  1. raccolta delle firme e loro certificazione
  2. quorum di validità
  3. referendum (confermativi)
  4. presupposti procedurali e regolamenti

Come orientamento abbiamo fatto riferimento al Codice di Buona Condotta sui Referendum della Commissione di Venezia.
Qui la lettera inviata l'8 gennaio al Ministro Fraccaro.

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Il meglio arriva ancora

Con quello che abbiamo raggiunto, il meglio deve ancora arrivare!

Non è semplicemente fantastico?

25 anni fa, cittadini impegnati in varie organizzazioni di volontariato avevano maturato la convinzione che per svolgere in modo veramente ragionevole e produttivo il proprio compito mancava una condizione essenziale: semplicemente la possibilità di potersi rivolgere in modo diretto con le proprie proposte di risoluzione di problemi, e per evitarne di nuovi, ai primi interessati, i cittadini; di non essere pertanto dipendenti con queste proposte da una maggioranza governativa che quasi mai era aperta a argomentazioni ragionevoli. Affinché quanto avevano ritenuto essenziale diventasse realtà e affinché tutte le cittadine e tutti i cittadini potessero decidere su quanto deve valere nel proprio territorio e su quanto non deve succedere, si è quindi formata “l'Iniziativa per più democrazia“, e in e con essa per venticinque anni semplici cittadini hanno lavorato in modo convinto ed energico perché ciò diventasse realtà. Ecco il link alla presentazione di quello che hanno raggiunto.

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la nuova legge sulla democrazia diretta è in vigore

Con questa settimana in Alto Adige inizia una nuova era politica

Fino ad ora qui da noi, in barba alla democrazia ma non diversamente da moltissimi paesi che si chiamano democrazie, si è governato sul popolo. D'ora in poi invece si dovrà governare con il popolo, come è giusto che sia in una vera democrazia. Da questa settimana infatti è in vigore la nuova legge sulla democrazia diretta!

Con il referendum (confermativo) per la prima volta previsto, gli aventi diritto al voto possono controllare in modo diretto l'attività legislativa del Consiglio provinciale. Ciò significa soprattutto che la rappresentanza politica fin d'ora dovrà essere consapevole del fatto che una legge da essa varata potrà essere sottoposta al referendum prima che questa entri in vigore. E con il voto referendario i cittadini potranno introdurre su loro iniziativa una nuova legge, come potranno modificare o abrogare una legge esistente.

Determinante a tal fine sono le nuove regole che ora si presentano praticabili. Ciò prima non valeva con il quorum del 40%. Questo è ora abbassato al 25%. Il numero delle firme richieste per attivare un referendum invece è rimasto invariato, secondo la versione originale del disegno di legge però avrebbe dovuto essere abbassato sensibilmente da 13.000 a 8.000. Questa soglia anche se non è insormontabile, sicuramente è troppo alta soprattutto per tematiche nuove. Almeno si è provveduto a estendere il periodo di raccolta firme a sei mesi.

In allegato
Breve descrizione degli strumenti di democrazia diretta ora a disposizione e delle regole di procedimento.

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Il referendum: diritto di veto del popolo

Perché il diritto al referendum vero, quello confermativo?

Nei giorni dopo il varo della nuova legge sulla democrazia diretta e la partecipazione dei cittadini, in alcuni mezzi di informazione si è fatta la voce grossa sul regolamento previsto nella legge per il referendum nella sua forma vera, conosciuto come confermativo, e contro lo stesso strumento.
Indipendentemente che lo si voglia accettare o meno, il referendum previsto proprio in questa forma è uno dei pilastri portanti della democrazia diretta: il diritto di controllo accanto al diritto d'iniziativa, il freno e l'acceleratore che spettano a noi cittadini in una democrazia integrale, per non cedere con il voto la nostra competenza e la nostra responsabilità e invece condividerle con i rappresentanti eletti.
Il  referendum vero va distinto da quello che di regola conosciamo in Italia, quello abrogativo che funziona come in questo esempio: tre anni dopo l'entrata in vigore della nuova legge elettorale e dopo che si è già votato secondo le sue regole, essa può essere abrogata (questa l'esperienza fatta!). Il referendum vero e proprio è il diritto di verificare con una votazione prima che entri in vigore se una decisione presa dalla rappresentanza politica viene condivisa a maggioranza dai cittadini o se viene respinta, cioè prima che essa crei una nuova realtà non voluta e si producano anche dei danni.

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Inizia una nuova era politica in Alto Adige

Un passo molto faticoso, non ancora sufficiente, ma di per se buono verso una democrazia diretta efficace!

tabellone votazione25 luglio 2018 – Dopo quattro anni di impegnativo negoziare con i cittadini e le loro organizzazioni e, soprattutto nell'ultimo periodo, tra i partiti e al loro interno, alla ricerca di un compromesso sostenibile, ieri è stata varata una nuova legge sulla democrazia diretta. Possiamo affermare che, nonostante non poche manchevolezze e incompletezze rimanenti, indubbiamente ora i cittadini hanno a disposizione una legge migliore per esercitare il loro diritto di partecipazione politica di quanto non sia stato possibile con la legge del 2005.

In seguito al referendum 2014 contro una legge voluta dalla sola SVP, i diritti di codeterminazione della politica ora sono stati regolamentati in modo praticabile. Questo in particolare grazie all'abbassamento del quorum al 25 % e al prolungamento del periodo di raccolta delle purtroppo tuttora richieste 13.000 firme (invece delle 8.000 originariamente previste nel disegno di legge); incide inoltre sulla buona praticabilità la previsione di un opuscolo referendario che verrà inviato a tutti i nuclei famigliari prima di una votazione referendaria, illustrando in modo oggettivo e neutrale l'oggetto del referendum e riportando in ugual modo le posizioni a favore e quelle contrarie.

Con l'introduzione della forma genuina del referendum, ovvero il cosiddetto referendum confermativo sulle leggi provinciali (se non varati con la maggioranza dei due terzi), la democrazia diretta in Alto Adige ora poggia finalmente su entrambe le sue due colonne portanti:

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COMPROMESSO A RISCHIO - quinto comunicato

SULLA TRATTAZIONE DEL NUOVO DISEGNO DI LEGGE SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA

Il gruppo consiliare della SVP vorrebbe nuovamente cancellare dal disegno di legge sulla democrazia diretta
il referendum amministrativo su delibere della Giunta provinciale.

La SVP così non manterrebbe la promessa che i cittadini in futuro devono poter decidere, come nel caso dell'aeroporto di Bolzano, sui grandi progetti. Questi vengono decisi dalla Giunta.

Se la Giunta provinciale è convinta della bontà delle proprie decisioni e che la maggioranza dei cittadini le condividono, allora essa non teme la possibilità di poter utilizzare lo strumento referendario anche rispetto ad atti amministrativi. In questo caso tale strumento infatti verrebbe impegnato solo rare volte e solo su questioni che hanno un forte impatto sul nostro futuro.
Le esperienze che si fanno altrove con lo strumento del referendum amministrativo mostrano tra l'altro che una sua buona praticabilità conduce a una prassi molto più parsimoniosa nell'utilizzo delle risorse finanziarie pubbliche e a un'amministrazione più efficiente.

Lo spauracchio del blocco dell'attività amministrativa della Giunta attraverso il referendum amministrativo è una dichiarazione di bancarotta totale della politica dei governanti: questi timori sarebbero solo giustificati se si parte dal presupposto che la maggioranza delle decisioni della Giunta spingano i cittadini a mettere in atto contro di esse questo strumento. Questo significherebbe che il lavoro del governo è valutato pessimo.

Con questo pretesto si discredita dunque uno strumento che obbligherebbe i governanti a legittimarsi davanti ai cittadini non solo attraverso le elezioni, ma a rendere ragione di ogni loro atto davanti ai cittadini con il quale determinano la loro vita.

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