COMPROMESSO A RISCHIO - quinto comunicato

SULLA TRATTAZIONE DEL NUOVO DISEGNO DI LEGGE SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA

Il gruppo consiliare della SVP vorrebbe nuovamente cancellare dal disegno di legge sulla democrazia diretta
il referendum amministrativo su delibere della Giunta provinciale.

La SVP così non manterrebbe la promessa che i cittadini in futuro devono poter decidere, come nel caso dell'aeroporto di Bolzano, sui grandi progetti. Questi vengono decisi dalla Giunta.

Se la Giunta provinciale è convinta della bontà delle proprie decisioni e che la maggioranza dei cittadini le condividono, allora essa non teme la possibilità di poter utilizzare lo strumento referendario anche rispetto ad atti amministrativi. In questo caso tale strumento infatti verrebbe impegnato solo rare volte e solo su questioni che hanno un forte impatto sul nostro futuro.
Le esperienze che si fanno altrove con lo strumento del referendum amministrativo mostrano tra l'altro che una sua buona praticabilità conduce a una prassi molto più parsimoniosa nell'utilizzo delle risorse finanziarie pubbliche e a un'amministrazione più efficiente.

Lo spauracchio del blocco dell'attività amministrativa della Giunta attraverso il referendum amministrativo è una dichiarazione di bancarotta totale della politica dei governanti: questi timori sarebbero solo giustificati se si parte dal presupposto che la maggioranza delle decisioni della Giunta spingano i cittadini a mettere in atto contro di esse questo strumento. Questo significherebbe che il lavoro del governo è valutato pessimo.

Con questo pretesto si discredita dunque uno strumento che obbligherebbe i governanti a legittimarsi davanti ai cittadini non solo attraverso le elezioni, ma a rendere ragione di ogni loro atto davanti ai cittadini con il quale determinano la loro vita.

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Compromesso a rischio - quarto comunicato

SULLA TRATTAZIONE DEL NUOVO DISEGNO DI LEGGE SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA

Il gruppo consiliare della SVP vuole abbattere nuovamente uno dei pilastri della democrazia diretta

Il nuovo disegno di legge sulla democrazia diretta per la prima volta prevede il referendum (confermativo) sulle leggi deliberate dal Consiglio provinciale. A condizione che non siano votate con la maggioranza dei due terzi, le leggi in tal modo potrebbero essere sottoposte al voto referendario prima ancora di entrare in vigore. Questa regolamento riprende semplicemente quanto è già previsto dalla Costituzione italiana, la possibilità cioè di sottoporre al voto popolare una modifica della Costituzione. È con questo strumento che il popolo italiano già per due volte ha potuto respingere con successo il tentativo di sovvertire l'ordinamento statale in modo autoritario. Anche lo Statuto di autonomia conosce questo strumento attuabile a tutela delle leggi più importanti, che sono quelle che determinano il funzionamento della democrazia.

Questo referendum nella sua forma più autentica da ai cittadini la possibilità di decidere in ultima istanza se una legge debba entrare in vigore, e assieme all'iniziativa legislativa popolare è uno dei due pilastri della democrazia diretta. Pertanto esso non può mancare in una legge che ordina questa materia. Il compromesso, sofferto ma inevitabile, per l'introduzione di questo strumento impedisce che possano essere sottoposte al referendum confermativo le leggi votate con la maggioranza dei due terzi, ma accetta finalmente questo strumento come fondamentale per l'esercizio della sovranità da parte dei cittadini.

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COMPROMESSO A RISCHIO - terzo comunicato

SULLA TRATTAZIONE DEL NUOVO DISEGNO DI LEGGE SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA

La SVP nella propria legge del 2013 si era già riconosciuta nel quorum zero!


Nel 2013 il gruppo consiliare della SVP non ha avuto difficoltà a presentare tutte le buone ragioni a favore di un quorum zero per promuovere il proprio disegno di legge varato in Consiglio con i soli suoi voti. Affinché non lo dovesse temere aveva però previsto il numero assolutamente assurdo di 25.000 firme da raccogliere.

Le buone ragioni ora non sono meno giuste valgono di meno:
che decida chi vuole partecipare alla decisione e non coloro per i quali, per un motivo o per un altro, questa opportunità non riveste importanza e che lascerebbero la decisione ai propri concittadini. I cittadini sanno tutelarsi benissimo loro stessi da un esito indesiderato partecipando alla votazione!

Non a caso partecipano più cittadini alle votazioni referendarie che non conoscono un quorum di partecipazione, come i referendum costituzionali, che a quelle che prevedono un quorum al di sopra del 25%. Inoltre è chiaro che solo in una votazione referendaria che non preveda un quorum di partecipazione, o al più uno basso, sarà sempre il 100% degli aventi diritto al voto a decidere,

  •     scegliendo con la partecipazione tra il sì e il no, o
  •     decidendo di non partecipare nella consapevolezza che saranno poi altri a decidere.

Un quorum oltre il 25% è un invito a determinare con la non partecipazione l'esito della votazione, in quanto essa viene contata, in modo assolutamente ingannevole, come voto contrario.

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COMPROMESSO A RISCHIO - secondo comunicato

SULLA TRATTAZIONE DEL NUOVO DISEGNO DI LEGGE SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA

Basta con il ridicolo mercanteggiare con la soglia d'accesso al referendum!

Ancora una volta si mette in dubbio la soglia di 8.000 firme, fissata nel disegno di legge sulla democrazia diretta in modo del tutto motivato, per acquisire il diritto di portare una questione al voto popolare. Effettivamente non esiste una giustificazione ragionevole per un altro numero di firme come soglia. Non per nulla nel processo partecipativo che ha portato alla stesura del disegno di legge essa è stata accettata in modo generalmente condiviso.

L’entità di tale soglia è semplicemente una questione di pari opportunità: se qualsiasi cittadino può essere eletto con 8.000 voti a consigliere provinciale e acquisire in questo modo il diritto di portare al voto in Consiglio proposte di legge, allora non esiste una buona ragione per chiedere ai cittadini un numero maggiore di firme sostenitrici per un disegno di legge da loro presentato da sottoporre al voto della cittadinanza intera. Tutto quanto superi questa soglia non può essere valutato diversamente che come un tentativo di rendere gravoso l'uso del voto referendario o addirittura di renderlo impraticabile.
Pensare nuovamente ad un innalzamento della soglia adducendo quale giustificazione che l'Iniziativa per più democrazia negli ultimi anni ha presentato disegni di legge al vaglio del Consiglio e al voto popolare raccogliendo ben più di 10.000 firme, misconosce del tutto la realtà. Non si può prendere come base un'organizzazione della quale è ben conosciuto l'obiettivo perseguito, essendo esso propagandato per molti anni. All'inizio del suo cammino nel 1996 l'Iniziativa per più democrazia a livello regionale (!) ha raccolto non più di 4.600 firme.

Anche il ripresentarsi del tentativo di voler giustificare un innalzamento come controbilanciamento

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COMPROMESSO A RISCHIO

PRIMO COMUNICATO STAMPA
SULLA TRATTAZIONE DEL NUOVO DISEGNO DI LEGGE SULLA DEMOCRAZIA DIRETTA IN CONSIGLIO PROVINCIALE

La situazione di partenza:
Il compromesso faticosamente raggiunto viene messo in discussione da una parte del gruppo consiliare della SVP


Con l'inizio del nuovo anno in Consiglio provinciale avrà finalmente inizio la trattazione dei disegni di legge sulla partecipazione diretta dei cittadini alle decisioni politiche. In quanto due di essi sono stati presentati con iniziativa popolare, ovvero su volontà popolare espressa con le firme raccolte nell'estate scorsa, è certo che la nuova legge sarà varata entro l'estate prossima.

Il disegno di legge che ora sarà trattato (presentato in forma originale e in una versione migliorata) è risultato da un processo partecipativo che ha coinvolto in modo molto impegnativo cittadini interessati e molte organizzazioni. Se si è giunti ad un tale procedimento di elaborazione di un disegno di legge, lo si deve al peso e alla rilevanza politica che questo tema ha acquisito in un ventennio di impegno della società civile, contraddistinto dalla presentazione di ben quattro iniziative popolari e lo svolgimento di due votazioni referendarie.
A conclusione di questo iter lungo e travagliato riteniamo giustificato chiedere che questa trattazione ora avvenga in modo trasparente e sotto gli occhi di una cittadinanza ben informata. Questo disegno di legge è stato avviato sulla spinta di noi cittadini ed è stato scritto con la nostra collaborazione, realizzando così la nuova base per i nostri diritti di partecipazione e incisione diretta sulla politica locale. Sarà sotto ogni punto di vista la nostra legge!

Nonostante ciò osserviamo nuovamente che sono in atto pratiche partitiche osteggianti la realizzazione del compromesso raggiunto. Il disegno di legge in ogni sua fase di realizzazione è stato verificato nella sua compatibilità con le istanze partitiche coinvolte nella stesura.

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